Catania, A spasso con la mamma a smontare auto rubate

macchina della polizia

Risente, forse, della sua giovane età, la condotta del pregiudicato C. L., classe 2000, che lo scorso 30 maggio, trovandosi agli arresti domiciliari col controllo a distanza attraverso il “braccialetto elettronico”, è evaso, dopo aver danneggiato il dispositivo di controllo, rendendosi irreperibile.

I poliziotti delle Volanti della Questura catanese lo hanno individuato due giorni dopo, sabato mattina, nel corso di un intervento presso un casolare abbandonato nel quartiere di Librino, dove erano state segnalate due autovetture di provenienza furtiva.

Le auto (una FIAT 500 parzialmente smontata e un’altra utilitaria completamente smantellata) sono state puntualmente rinvenute ma, inaspettatamente, è stato trovato anche il C., noto ai poliziotti proprio per l’evasione di due giorni prima, intento proprio ad armeggiare sulle vetture. Ovviamente, l’uomo è stato immediatamente arrestato per evasione e denunciato per ricettazione e danneggiamento del braccialetto elettronico.

Ma ciò che ha maggiormente colpito gli agenti è stata la presenza, poco distante dal luogo dell’arresto, di un’altra autovettura sulla quale era presente a bordo una donna.

Con somma sorpresa degli operatori, si trattava della madre del C. la quale, evidentemente per non smentire il leitmotiv madre-figlio, si trovava su un’auto evidentemente di provenienza furtiva (la centralina d’avviamento visibilmente manomessa) che, dagli accertamenti esperiti, è risultata rubata il 31 maggio.

La donna, quindi, è stata denunciata anch’ella per ricettazione e, a causa di alcuni attrezzi trovati nella sua borsa, per porto di oggetti atti ad offendere.

Conclusa la vicenda del quadretto familiare, la storia di un così pervicace soggetto non poteva, certo, finire in Camera di sicurezza dove il Magistrato di turno aveva disposto che attendesse il giudizio di convalida: la mattina della domenica, infatti, il C. si è prodotto in una nuova “bravata”, danneggiando la camera che lo ospitava. Tutto ciò, con l’avallo del P.M. di turno, gli è costato il carcere, dov’è stato immediatamente rinchiuso.

Fonte: Questura di Catania 

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