Catania, Stanata una centrale di ricettazione e contraffazione: due denunce

arrestato pregiudicato per spaccio

Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha denunciato in stato di libertà T.M. classe 88, e S. S. classe 93, incensurati, entrambi di nazionalità senegalese per i reati di ricettazione, contraffazione di marchi distintivi e detenzione abusiva di arma bianca. Nello specifico, una Volante nel corso del servizio di controllo del territorio, transitando per via Naumachia, nel quartiere San Cristoforo, ha incontrato un cittadino extracomunitario che, alla vista degli operatori cercava di eludere il controllo di polizia.

Insospettiti da tale condotta, gli agenti , hanno fermato l’uomo per fare un controllo e dopo averlo identificato hanno deciso di estendere la perquisizione nell’abitazione del T.M.

Una volta fatto ingresso all’interno della casa, i poliziotti si sono trovati di fronte ad una vera e propria centrale della contraffazione e della ricettazione di merce di provenienza furtiva, oltre al cospetto di un altro cittadino straniero.

All’interno dell’alloggio, infatti, erano presenti numerosi masterizzatori per la produzione di cd e dvd contraffatti, unitamente a migliaia di album dei più noti cantanti italiani e stranieri già pronti per essere illecitamente venduti, nonché una macchina da cucire computerizzata utilizzata per l’illecita produzione di capi d’abbigliamento con marchi griffati.

Veniva rinvenuta, inoltre, svariata merce di chiara provenienza furtiva: numerosi tablet e cellulari, 50 autoradio e 3 televisori di ultima generazione.

Infine, all’interno di un armadio era occultata una spada “katana” con una lama di 60 cm, accuratamente affilata, detenuta dai due extracomunitari in assenza del prescritto porto d’armi.

Alla luce di quanto accertato, i due individui venivano denunciati in stato di libertà e la merce rinvenuta sottoposta a sequestro penale.

Sono in corso accertamenti tesi a risalire all’identità dei proprietari della merce di provenienza furtiva, ai quali la stessa verrà successivamente restituita.

Fonte: Questura di Catania 

 

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