Catania, Traffico di stupefacenti e a furti aggravati: operazione “consegna a domicilio”

I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 11 persone (10 ristrette in carcere e una agli arresti domiciliari) indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (principalmente cocaina e marijuana) nonché alla perpetrazione di furti aggravati anche in abitazioni.

L’investigazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania e coordinata dalla Procura Distrettuale etnea si caratterizzava per l’acquisizione di gravi e plurimi indizi attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali puntualmente riscontrati dall’esecuzione di 5 arresti in flagranza di reato per spaccio di stupefacenti e furto in abitazione nonché dal sequestro di kg.4,5 di marijuana. L’indagine è convenzionalmente denominata operazione “CONSEGNA A DOMICILIO” in ragione del fatto che l’appartamento del principale indagato era divenuto una base logistica per la compravendita all’ingrosso e al dettaglio di cocaina e marijuana.

Nello specifico, l’indagine dei Finanzieri del G.I.C.O. di Catania trae la sua origine dallo sviluppo diretto delle evidenze emerse in un distinto procedimento penale che portò all’arresto in flagranza di reato di 2 soggetti trovati in possesso di cocaina e eroina, sostanze stupefacenti destinate ad essere acquistate proprio dal sodalizio criminale successivamente investigato. Nel proseguo delle attività, i Finanzieri del Nucleo P.E.F. delineavano anche l’operatività di una distinta associazione che, oltre a spacciare stupefacenti, si era specializzata nella realizzazione di furti in abitazione e in esercizi commerciali “con spaccata” (ovvero utilizzo di autovetture rubate scagliate contro le vetrine di negozi per l’impossessamento dei beni in vendita).

Il primo sodalizio criminale ruotava intorno alle figure di due fratelli pregiudicati (uno dei quali già condannato per la sua appartenenza al clan mafioso dei “Cursoti Milanesi”) la cui abitazione di Misterbianco (CT) fungeva da centrale operativa dello spaccio oltreché sede di incontri con soggetti già gravati da significativi precedenti penali e sottoposti a provvedimenti di sorveglianza speciale della pubblica sicurezza. Le menti organizzative del sodalizio criminale mantenevano costanti relazioni con fornitori (palermitani e calabresi) ed acquirenti di sostante stupefacenti (localizzati a Messina, Siracusa, Motta Sant’Anastasia, Portopalo di Capopassero) avvalendosi della collaborazione di 5 sodali tutti ristretti in carcere.

Il secondo focus investigativo dell’operazione in rassegna era rappresentato da un’associazione a delinquere artefice seriale di furti, anche tentati, in appartamento. Nello specifico, gli indagati erano soliti impossessarsi delle chiavi dell’abitazione che il malcapitato lasciava incustodite nella sua autovettura per poi recarsi presso l’appartamento della vittima e agire indisturbati. Spesso la persona offesa non si rendeva conto della sottrazione delle chiavi in quanto l’autovettura veniva aperta senza che gli indagati lasciassero evidenti segni di effrazione.

Tra i fatti criminosi orchestrati dal citato gruppo criminale figurano:

  • il furto di una Fiat Bravo a Lentini (SR) e conseguente utilizzo dello stesso veicolo contro la vetrina di un esercizio commerciale di Siracusa per l’impossessamento di oltre 500 capi di abbigliamento del valore di circa 25 mila euro;
  • il furto in un’abitazione di Belpasso (CT) con il conseguimento di un bottino di gioielli del complessivo valore di 1.500 euro circa;
  • il furto in un appartamento a Cefalù (PA) di gioielli e denaro contante per circa 80 mila euro recuperati dalla Guardia di Finanza di Catania in occasione dell’arresto in flagranza di reato dei 2 responsabili.

L’indagine del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania ha, dunque, permesso di porre fine all’attivismo di due agguerriti sodalizi che si muovevano a stretto contatto con soggetti interni ad organizzazioni mafiose già raggiunti da provvedimenti restrittivi eseguiti dallo stesso Nucleo P.E.F. nell’ambito di distinte operazioni di polizia giudiziaria.

fonte: Guardia di Finanza

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