Mafia, inchiesta appalti Lidl: nuove ordinanze di custodia cautelare

Dagli sviluppi sull’inchiesta milanese relativa agli appalti Lidl emergono altri particolari inquietanti che chiariscono in modo più dettagliato le ingerenze del clan mafioso che fa capo alla famiglia catanese dei Laudani. Sono emerse alcune frodi all’erario come mancati versamenti di contributi e di tasse che venivano compensate mediante crediti ‘fittizi’ oltre fallimenti pilotati di cooperative.

Ulteriori sviluppi hanno riguardato anche il filone dell’inchiesta che riguarda il clan Laudani. I magistrati della Dda, Boccassini e Storari, hanno emesso nuove ordinanze di custodia cautelare per sette persone. Si tratta degli imprenditori Luigi Alecci (nato a Paternò, classe 1957) e Giacomo Politi (nato ad Acireale, classe 1976), Emanuele Micelotta (nato a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, nel 1970) e il professionista Alfonso Parlagreco.

Ordinanze di custodia cautelare sono state spiccate anche nei confronti del pluripregiudicato Antonio Saracino (di Cerignola, in provincia di Foggia) e dei suoi collaboratori Giuseppe D’Alessandro e Antonino Catania, accusati di indebita compensazione con l’aggravante del metodo mafioso. Si è provveduto anche al sequestro di quasi 5 milioni di euro, una cifra analoga all’evasione fiscale che sarebbe poi stata portata a compensazione, secondo la tesi della Procura, mediante artifici contabili che avrebbero coinvolto altre quattro società cooperative con sede a Desio.

Un vorticoso giro di denaro che veniva occultato mediante un complesso meccanismo studiato ad arte da menti raffinate. Come era già stato evidenziato nella fase 1 dell’inchiesta Security, ingenti somme venivano fatte sparire e riapparire con trucchi contabili, al fine di sostenere la cosca Laudani e finanziare laute tangenti per l’aggiudicazione di appalti milionari che avrebbero anche riguardato l’organizzazione logistica dei magazzini, l’allestimento di nuovi supermercati che riguardano il colosso della grande distribuzione Lidl. Va precisato che i massimi vertici dell’azienda non sono stati coinvolti in questa inchiesta. Tre di questi supermercati coinvolti nella vicenda, tre si trovano al nord Italia, mentre uno si trova in Sicilia, a Misterbianco.

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